Grandi migrazioni e piccole sensibilizzazioni

Arrivo a Firenze, stazione di Santa Maria Novella, piove e chiaramente io non ho un ombrello. Mi avvicino ad un ambulante e gli chiedo un ombrello, ci scambiamo qualche battuta, mi dice che viene dal Gambia e mi chiede di dove sono io. Sto per rispondere “di Torino”, come rispondo di solito quando mi trovo fuori dal confine regionale, ma poi tentenno un attimo e questa volta dico “di Saluzzo”. Chiunque si chiederebbe che senso possa avere specificare che sei di Saluzzo ad un ragazzo che proviene da un minuscolo staterello del nord Africa, ma un saluzzese sa che un senso ce l’ha. In effetti lui non batte ciglio, come se Saluzzo fosse una metropoli e le probabilità di incontrare un saluzzese siano tante quante quelle di incontrare un torinese e mi dice “ho amici a Saluzzo”; io non batto ciglio, il Gambia è una linguetta di terra che avvolge l’estuario di un fiume, ma per me le possibilità di incontrare un gambiano sono tante quanto quelle di incontrare un malese, e gli rispondo “ne ero sicura”. C’è un pellegrinaggio per il lavoro che sta ridisegnando le mappe del nostro paese e in questa rete di tappe obbligate Saluzzo la indicherei con un grosso cerchio rosso, insieme a San Ferdinando, a Rosarno, a Bardonecchia…in questo piccolo/grande cerchio rosso c’è chi dà vita a piccoli/grandi progetti culturali come piacciono a noi.
Da questa sera, a Saluzzo, partirà una mini rassegna cinematografica di sensibilizzazione al tema delle migrazioni contemporanee, che oltre ad essere un gesto forte contro l’impasse dell’informazione, è anche un’occasione di perfetta amalgama tra un’associazione culturale locale, un presidio Caritas, un’associazione di produzione cinematografica operante a livello nazionale, un comune e soprattutto i suoi stessi abitanti.
Per chi ha la fortuna di vivere ai piedi del Monviso…come sempre l’invito è a partecipare!

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